OBESITA' E PERDITA DI CONTROLLO
L'OBESITA NON E' UNA PATOLOGIA PSICHIATRICA, ALCUNE FORME SI'
L’obesità è dal punto di vista psichiatrico ancora una terra di nessuno, i manuali psichiatrici se ne sono sempre poco occupati anche se è sempre più evidente l’importanza dell’aspetto psicologico dell’obesità anche quando si è costretti(nei grandi obesi) al ricorso della chirurgia per evitare i gravi rischi del sovra-peso per la vita.
.Possiamo dunque precisare che circa il 70% degli obesi soffre di iperfagia, una forma di iperconsumo di cibo senza la sensazione di perdita di controllo.Tale sensazione penosa riguarda invece solo un ristretto 30% di soggetti; i così detti BED: il Disturbo di abbuffate incontrollate non accompagnate da condotte di compenso(vomito, lassativi, sport in eccesso).
Abbiamo dunque due gruppi di soggetti:
Il soggetto iperfagico o obeso:Qui il soggetto tende a ignorare la gravità della sua patologia, trae sempre un grande piacere dal cibo ed una paradossale sensazione di autocontrollo, così i medici hanno un bel da fare per convincerlo che si deve curare. Paradossalmente, come ha osservato Domenico Cosenza(In” Civiltà e Disagio”)c’è un analogia tra l’indifferenza e l’onnipotenza anoressica e quella dell’iperfagico. Qui assistiamo ad uno scatenamento dell’oralità (del piacere orale) assolutamente autarchico, che da l’illusione di evitare il conflitto nei confronti del legame con l’Altro
Quindi, apparentementeil soggetto obeso è più vicina alla normalità, ad una cattiva educazione alimentare,ma spesso rappresenta una modalità più patologica (a volte psicotica).C’è in gioco nel rapporto col cibo, un godimento sregolato non conflittuale come nell’anoressia Non c’è aggressività rimossa , né senso di colpa, il soggetto è una bocca senza fondo, non riesce a fare barriera all’Altro in nessun modo. Manca la parola, non c’è nessuna simbolizzazione del sintomo. Possono essere associate a fobie del contatto, del contagio, a rupofobia, attacchi di panico. Vale a dire tutte dimensioni che indicano una fragilità del confine tra soggetto e Altro.
LE ABBUFFATE COMPULSIVE
Nel Disturbo di abbuffate compulsive il piacere dell’abbuffata cede il posto ad un penosa sensazione di perdere il controllo, questa sensazione si allarga dalla percezione del corpo a tutta la sfera psicologica. Dal punto di vista fisico, il soggetto sente di mangiare troppo rapidamente, a volte senza piacere, spesso ha una sensazione penosa di troppo pieno, mangia senza fame, spesso in solitudine in una condizione di imbarazzo, di colpa, di disgusto per sé stesso; tutto ciò attiva il classico cortocircuito: Colpa-Depressione- Nuova abuffata. Si torna a mangiare per tentare di calmare la depressione.
IPERFAGIA E AGGRESSIVITA'
Iperfagia e aggressività: se da una parte, la vita di relazione di questi soggetti è completamente dominata dal dover rispondere alla domanda/aspettativa dell’Altro, con un atteggiamento perennemente oblativo e disponibile, dall’altra evitano di essere coinvolti in un legame di desiderio. Utilizzano il cibo come una sorta di compenso irrinunciabile e di pacificazione dell’aggressività, facendone un esercizio di godimento solitario. Quello che non può sopportare il soggetto obeso è l’impotenza dell’Altro: l’Altro mancante; l’Altro desiderante presenta un volto enigmatico e insaziabile che espone il soggetto difronte all’enigma del desiderio, e alla propria responsabilità difronte al desiderio, responsabilità che egli vuole assolutamente evitare. Le richieste le aspettative di una madre a volte sofferente o respingente, una madre che offre in suo amore sempre il modo condizionato e molto esoso, portano ad una fantasia inconscia di Altro minaccioso e divorante che il soggetto da una parte blandisce in modo adesivo obbedendo ad ogni capriccio come un demone corrucciato e capriccioso, ma dall’altra tenda di evacuare e esorcizzare divorandolo.
Lacan ha sempre sottolineato che l’oblatività è una sorta di anticipazione, di saturazione anticipatoria di tutti i bisogni dell’Altro, affinché non emerga nessun desiderio, in questo ravvisa il valore profondamente aggressivo dell’oblatività, mettere a tacere l’Altro, abolire, distruggere ogni vitalità del suo desiderio.
ALCUNI ESEMPI
GN. ha costruito tutta la sua vita sin da bambina sulla grave malattia della madre, per lei non c’è mai stato spazio, sarebbe stata una colpa troppo grave occuparsi di sé, avere una propria vita sentimentale, una famiglia, l’aggressività è completamente rimossa dietro un’immagine della figlia perfetta che diviene l’alibi per non affrontare l’altro sesso. La libido incontrollata si esercita sul cibo ma anche sul denaro(ridotta alla quasi immobilità a causa dei suoi 160 kili, spende cifre vertiginose ordinando direttamente in un programma televisivo di acquisti, e spesso quando arrivano questi oggetti che affastella in tutti gli angoli della casa, si sente angosciata, invasa, non sa più perché ha comprato quell’oggetto. Spesso il collegamento con la problematica psichica si segnala nell’associazione con altri sintomi come fobie del contatto, del contagio, a rupo-fobia, attacchi di panico. Vale a dire tutte dimensioni che indicano una fragilità del confine tra soggetto e Altro.
G. è una professionista molto intelligente, ha avuto una vita molto libera e un po’ androgina fino alla sua prima ed ultima gravidanza, pensava di affrontarla ‘scientificamente’ come tutto il rsto. Invece le minacce di aborto l’hanno inchiodata a letto. Lì si è riattivato il fantasma di una madre malata da sempre,inchiodata al prprio letto e alla propria malattia. Giovanna riconosce il proprio rifiuto della femminilità che aveva celato dietro un identificazione molto vincente al padre. Alcuni disturbi alla nascita del figlio hanno accuito la disfatta del binomio donna-madre, Giovanna si sentiva sempre più inadeguata e colpevole, tentava di imporsi un controllo delle attività di Gianno(il suo bambino) rifugiandosi continuamente dentro il frigo. Non faceva caso a che il suo corpo lievitava. Un giorno il figlio l’ha guardata mentre compiva indifferente il suo rituale. Improvvisamente si è guardata con lo sguardo del figlio. Ha capito che non poteva più andare avanti così. Ha deciso con tanta fatica che doveva chiedere aiuto.
R., rifiutata, non voluta dalla nascita è arrivata a 20 anni a 160 kili, dopo una serie di incidenti e malattie fisiche che l’hanno inchiodata a letto, l’intervento si è rivelato indispensabile(deviazione ileo-pancreatica). Ha incominciato a perdere peso lentamente e inesorabilmente, il grasso le mancava, la spaventava essere esposta per la prima volta allo sguardo degli uomini senza protezioni. Ha capito che il lavoro preparatorio psicologico che era mancato prima dell’intervento era adesso necessario. Renata ha dovuto fare un bel percorso per affrancarsi dallo strapotere della madre e per accettare il suo corpo di donna. Adesso si sente molto più libera e coraggiosa.